La bugia di de coubertin

“Nello sport l’importante non è vincere, ma  partecipare!” Uno dei falsi storici più citati, soprattutto con l’approssimarsi dei giochi olimpici, attribuito al barone de Coubertin, che per circa un trentennio agli inizi del Novecento detenne la presidenza del Comitato Olimpico Internazionale. E la falsità di questa affermazione risuona ancora più forte in considerazione di quello che era lo spirito delle olimpiadi antiche, oltre che di quelle moderne ovviamente.

Proprio l’esaltazione dei vincitori e il pubblico ludibrio dei perdenti erano la cifra distintiva dei giochi antichi, la cui durata di oltre mille anni fa impallidire le appena trenta edizioni dei giochi moderni.

L’assoluta importanza della vittoria ci è riproposta nella sua crudezza anche in questi giorni, in cui gli scandali del doping di Stato gettano, se ancora ce ne fosse stato bisogno, un’ombra oscura su tutto lo sport mondiale, testimoniando ancora una volta la bugia dell’etica della partecipazione.

Anche anticamente per altro gli scandali non erano estranei ai giochi, e fu proprio a causa delle scommesse e dei brogli che ne conseguivano che l’imperatore Teodosio I decise di interrompere definitivamente i giochi nel 393 dopo Cristo.

Senza voler indulgere in conclusioni metafisiche circa una connaturata tendenza all’imbroglio presente nell’essere umano quando si tratta di competere, anche perché da sportivi ed amanti della competizione sportiva sarebbe davvero deprimente, si rileva come l’antica brama di una fama immortale, oggi trasposta nella locuzione vincere a tutti i costi, rende gli uomini di ogni tempo capaci delle peggiori nefandezze.

Almeno ci dicessero che lo fanno esclusivamente per vincere!!!

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