LA LEGGE È UGUALE PER TUTTI: IL DOPING NO?

Inutile girarci intorno, è la questione del momento: siamo nel 2016, la tecnologia progredisce, le tecniche di analisi medica altrettanto; però, proprio come nel caso ormai tramandato del ladro e del poliziotto, sembra che le ricerche dei professori che di fatto favoriscono la pratica sempre più diffusa del doping, siano sempre qualche passo avanti rispetto a quelle dei loro colleghi che invece cercano di scoraggiare tal insalubre imbroglio. Se si tratti di pur reiterate coincidenze non lo sappiamo e forse non sta nemmeno a noi dimostrarlo in questa sede; però forse qualche riflessione sul tema la possiamo fare, senza timore di non avere più di tanto da dire.

La Russia è nell’occhio del ciclone; ma si rischia davvero di fare una confusione incredibile, se non si analizzano le varie tematiche che hanno portato lo stato più grande dell’ex blocco sovietico a un tal punto di denigrabilità.

La WADA, Agenzia Mondiale Anti-Doping, già all’inizio di novembre 2015 tuonava, pubblicando un primo rapporto; e in base allo stesso, chiedeva a voce altissima, la sospensione dell’atletica russa, con esplicito riferimento agli ormai incombenti Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. La IAAF, dopo un periodo di riflessione, decideva di sospendere gli atleti russi dalle competizioni internazionali: decisione questa, culminata con la non partecipazione dell’atletica russa ai Campionati Europei, recentemente svoltisi ad Amsterdam dal 6 al 10 luglio u.s.. A onor del vero va precisato che un’atleta russa c’era: Yuliya Stepanova, premiata per aver collaborato unitamente a suo marito, pare in modo decisivo, allo scoperchiamento del Vaso di Pandora del sistema di doping russo; l’atleta aveva però gareggiato come indipendente e, per parlare del lato agonistico di tale partecipazione, era apparsa tutt’altro che competitiva; non parteciperà comunque, ai Giochi di Rio de Janeiro, perché in passato squalificata per doping. Nel contempo, era ormai la terza decade di giugno quando il CIO, Comitato Olimpico Internazionale, si allineava alla richiesta della IAAF, decretando la non partecipazione della squadra di atletica leggera russa agli imminenti Giochi Olimpici. A tal punto ben 68 atleti russi, in forza del fatto che mai è stata verificata una loro positività ai controlli anti-doping, presentavano ricorso al TAS, Tribunale Arbitrale dello Sport, organo supremo di appello in materia sportiva. Tale ricorso verrà respinto in modo definitivo e inappellabile: avvenimento quest’ultimo, verificatosi sei giorni or sono.

Nel frattempo, pochi giorni dopo lo svolgimento dei campionati europei di cui sopra, la WADA è uscita allo scoperto con un rapporto definitivo: in esso si teorizza con chiarezza estrema, senza tema di male interpretare, un sistema di Doping Di Stato in Russia, con il coinvolgimento del Ministro degli Esteri del paese e con riferimento particolare alle ultime manifestazioni sportive svoltesi ai piedi del Cremlino: le Universiadi di Kazan e i Campionati Mondiali di atletica tenutisi a Mosca nel 2013, i Giochi Olimpici invernali di Sochi nel 2014, perfino i mondiali di nuoto di Kazan nel 2015. Richard McLaren ha presentato il 18 luglio in Canada un rapporto di 97 pagine, frutto di soli 57 giorni di indagine, nel quale afferma che il progetto primario doveva essere per Sochi 2014, con il trascurabile dettaglio che visto l’appetito, che vien sempre mangiando, avendo fatto la bocca buona a raggiungere medaglie sempre più facilmente, i russi hanno giustamente continuato: se l’avevano fatta franca fino ad allora, perché mai qualcuno avrebbe dovuto fare in modo che venissero scoperti? Non avevano però fatto i conti col Diavolo, che di solito fa le pentole e non i coperchi! Lupus in fabula per l’occasione Grigory Rodchenkov, ex responsabile del laboratorio antidoping di Mosca; fin qui i fatti.

Ora magari c’è da chiedersi come mai, la Russia sia stata a un certo punto ritenuta meritevole di essere oggetto di indagini così approfondite! Perché ultimamente aveva dominato i medaglieri, forse pestando i piedi a qualcuno? Beh, la situazione è più pesante di quello che si possa credere, in quanto travalica i termini sportivi: ci sono state addirittura alcune morti strane, insomma non intendo eccedere, ma pur vivendo nel 2016, sembra un po’ tornato lo stalinismo da quelle parti. Perché? Per giustificare la pulizia di un sistema che di pulito non ha niente? Non è eccessivo?

Ciò nonostante il CIO, non sel’è sentita di bandire la Russia in toto dagli imminenti Giochi, ma ha demandato eventuali provvedimenti restrittivi alle Federazioni dei singoli sport: quindi ogni Federazione avrà stabilito criteri più o meno severi per un’eventuale esclusione dei singoli atleti dalle competizioni dei Giochi. Allora poniamoci una domanda: il presidente della Federazione Internazionale Scherma, appunto il russo Alisher Usmanov, sospenderà mai gli schermidori russi dai Giochi Olimpici?

Nel frattempo altrove c’è un atleta, l’italiano Alex Schwazer, al centro di numerose controversie giuridiche, della cui situazione per ora non si viene a capo. Schwazer rischia di non prendere parte ai Giochi, come la nuotatrice russa Julija Efimova, in passato squalificata per doping, ma scelta dai russi come donna immagine agli scorsi Campionati del Mondo di Kazan nel 2015: poi sappiamo cosa ha scritto Richard McLaren nel rapporto WADA a proposito di questa edizione dei mondiali. Schwazer è stato sì squalificato in passato, ma ora gli viene contestata una colpevolezza con procedure che definire bizzarre è un puro eufemismo. Se Schwazer non parteciperà ai Giochi, per il caso che i procedimenti gli diano in seguito ragione, fra sei mesi o fra un anno, chi gli restituirà la partecipazione alla gara per la quale si è duramente allenato per quattro anni?

Per fortuna alcuni componenti delle varie squadre russe, praticanti sports anche diversi dall’atletica leggera come la già citata Efimova, in passato squalificati per doping, sono stati comunque esclusi dalla squadra che parteciperà ai Giochi di Rio de Janeiro: altrimenti si rischiava davvero di veder partecipare Efimova, di cui ben sappiamo a proposito di Kazan 2015 e non Schwazer, la cui positività è stata incredibilmente comunicata con mesi di ritardo ed eventualmente riscontrata in circostanze giuridicamente e logisticamente, quanto meno strane e sospette.

La domanda a questo punto è obbligatoria. Il CIO non ha bandito la Russia dai Giochi della trentunesima Olimpiade: se un tale rapporto anziché essere pubblicato nel 2016 e riguardando i russi, fosse stato pubblicato trent’anni prima con riferimento ai tedeschi orientali, questi ultimi avrebbero partecipato ai Giochi che si sono tenuti a Seoul nel 1988?

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La bugia di de coubertin

“Nello sport l’importante non è vincere, ma  partecipare!” Uno dei falsi storici più citati, soprattutto con l’approssimarsi dei giochi olimpici, attribuito al barone de Coubertin, che per circa un trentennio agli inizi del Novecento detenne la presidenza del Comitato Olimpico Internazionale. E la falsità di questa affermazione risuona ancora più forte in considerazione di quello che era lo spirito delle olimpiadi antiche, oltre che di quelle moderne ovviamente.

Proprio l’esaltazione dei vincitori e il pubblico ludibrio dei perdenti erano la cifra distintiva dei giochi antichi, la cui durata di oltre mille anni fa impallidire le appena trenta edizioni dei giochi moderni.

L’assoluta importanza della vittoria ci è riproposta nella sua crudezza anche in questi giorni, in cui gli scandali del doping di Stato gettano, se ancora ce ne fosse stato bisogno, un’ombra oscura su tutto lo sport mondiale, testimoniando ancora una volta la bugia dell’etica della partecipazione.

Anche anticamente per altro gli scandali non erano estranei ai giochi, e fu proprio a causa delle scommesse e dei brogli che ne conseguivano che l’imperatore Teodosio I decise di interrompere definitivamente i giochi nel 393 dopo Cristo.

Senza voler indulgere in conclusioni metafisiche circa una connaturata tendenza all’imbroglio presente nell’essere umano quando si tratta di competere, anche perché da sportivi ed amanti della competizione sportiva sarebbe davvero deprimente, si rileva come l’antica brama di una fama immortale, oggi trasposta nella locuzione vincere a tutti i costi, rende gli uomini di ogni tempo capaci delle peggiori nefandezze.

Almeno ci dicessero che lo fanno esclusivamente per vincere!!!

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