CERIMONIA DI APERTURA: SFARZO O SACRALITÀ?

Ci siamo dunque: finalmente l’attesa è praticamente finita; tra 17 minuti comincia la Cerimonia di Apertura, all’interno della quale saranno dichiarati aperti i Giochi della XXXI Olimpiade. Rio de Janeiro sarà teatro di azione; il Brasile tutto, ma in realtà il mondo intero ormai vede finalmente terminare l’attesa spasmodica e giungere il momento in cui si comincia: la nevrosi giunge al termine, lasciando lentamente posto ai nervosi, ciò che potrebbero essere gli atleti prima delle gare.

Gli atleti? Più di 10000; i Paesi? Più di 200. E noi? Beh, non vediamo l’ora, davvero: ci mancavano i Giochi, 4 anni sono lunghi e, quando si tratta di un’Olimpiade, sembrano non trascorrere mai. Volano certamente via invece i poco meno di 20 giorni durante i quali si gareggia, ci si confronta, ci si dà battaglia e ci si consola, tra atleti, ma in fondo tra tifosi, tra nazioni. Si vince? Si perde? Importanza relativa, per chi come noi prova a raccontare e per chi ama lo sport: si festeggia insieme, comunque vada, perché come spesso si dice, sarà sempre un successo. Così chi arriva primo esulta in maniera più o meno contenuta; ma attende sul traguardo colui che arriverà ultimo, fra pochi centesimi, tra qualche secondo, nel breve volgere di alcuni minuti o nel tempo in cui trascorrerà un’ora: gli rivolgerà uno sguardo fiero da vincitore della medaglia d’oro Olimpica, ma soprattutto un intimo applauso, un sentito ringraziamento, perché senza di lui, ovvero al netto della sua presenza, egli non sarebbe diventato Campione Olimpico.

La Cerimonia di Apertura dunque? Sfarzo? Sacralità? Non separiamo i due concetti, perché l’uno ingloba l’altro, o se preferite non esiste l’uno senza l’altro. Stiamo però attenti a non mischiarli troppo, per non commettere un grave peccato di leggerezza, una imperdonabile violazione della tradizione storica, della cultura che ci ha resi ciò che siamo. In effetti la sacralità rappresenta il carma di ciò che viviamo con questo evento; da sempre però, fin dagli Antichi Giochi di Olimpia, lo sfarzo è stato proprio ciò che ha reso materiale la sacralità, ciò che in qualche modo ci ha permesso di sentirla, di toccarla; in breve di percepirla. Nell’antichità si offrivano sacrifici agli dèi; oggi si allestiscono spettacoli irrinunciabili, incriticabili, a sugello come in Grecia lo erano i sacrifici, della sacralità dei Giochi. Il nucleo di tale imperdibile rito? Il Sacro Fuoco di Olimpia: la fiaccola viene accesa quasi in conclusione della Cerimonia di Apertura dando inizio spiritualmente ai Giochi e viene spenta quasi al termine della Cerimonia di Chiusura ponendovi sacralmente fine. Tutto bello, tutto inconfutabile e irrinunciabilmente spettacolare; ma quanto costa preparare ed eseguire il tradizionale rito? Quanto costa tenere accesa per pur meno di 20 giorni la fiaccola, che arde su un braciere sulla sommità dello Stadio Olimpico di turno? Nel caso di Rio de Janeiro sarà il mitico Maracanã a ospitare entrambe le Cerimonie; forse il più desiderabile tra i teatri di tali cerimoniali, che ancora la storia non aveva scelto all’uopo, finalmente riscatta il proprio credito con lo sport intero.

Cosa importa! Dobbiamo per forza puntualizzare, rischiando di non goderci appieno o per niente affatto un capitolo ineguagliabile della nostra cultura? Diremmo di no: tenteremmo perfino di asserire che personalmente, paghiamo volentieri lo scotto dello sfarzo, il prezzo del lusso quasi sfrenato, se farlo ci porta ad apprezzare fino in fondo la sacralità del braciere, la fatica delle competizioni; insomma, tutto ciò che scaturisce dai Giochi, conclusione onorevole di ogni Olimpiade.

Ben tornati Giochi di Olimpia, a noi siete mancati! Speriamo duriate il più possibile, o meglio, auguriamoci che i giorni a voi dedicati e consacrati, volino un po’ meno velocemente di quanto accade di solito.

Fin qui il nostro pensiero: ma voi? Cosa ne pensate? Cosa riterreste occorresse fare eventualmente di differente? Noi proveremo a raccontarvi i Giochi al meglio delle nostre possibilità: voi, aiutateci a farlo, esponeteci la vostra opinione; insieme, alla fine, ci riusciremo!

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